24 febbraio 2010

Domanda&Risposta con Lo Spilucchino


Lo Spilucchino è il Blog di Virginia.
Io l'ho incontrato per caso;
non lo conoscevo fino a poco fa.
E' stato un bellissimo incontro.
E' pieno di spunti alternativi e divertenti
(ultimo, ma solo per pubblicazione, il pesto di verza).
Non c'è da stupirsi che ci sia dietro una ragazza sveglia come Virginia.
Creativa e concreta. Sicuramente da conoscere.
Potete cominciare leggendo come risponde lei alle mie domande:

Domanda&Risposta


Io: Tecnica, creatività, artigianalità ed emozione da sempre sono pilastri dell’alta cucina ma solo negli ultimi anni si riesce a riconosce l’alta ristorazione come arte.
Per te è merito degli chef che sono diventati grandi comunicatori o di un mutato senso comune nei confronti della gastronomia?


Virginia: In realtà che l’alta ristorazione possa considerarsi arte lo pensano ancora in pochi (chef compresi). Personalmente non so ancora da che parte stare. A sostegno del legittimo dubbio si è recuperata l’antica distinzione tra arte ed artigianato, grazie alla quale si cerca di indagare la natura di questo nuovo fenomeno contemporaneo.
E’ chiaro che se ci basassimo sulle distinzioni proposte dalle categorie antiche (e per antiche intendo sino all’800) la cucina non potrebbe mai rientrare tra le arti (innanzitutto per la materia di cui tratta), ma se ci basiamo sulle evoluzioni del pensiero contemporaneo, allora forse questa davvero potrebbe essere considerata arte. Il nodo della questione sta nel capire qual è il suo scopo. L’emozione? Il piacere sensoriale? Quello intellettuale? La mediazione di un messaggio?Tutto quanto insieme?
Quello che so è che spesso la ricerca cervellotica (che peraltro tendenzialmente amo, sia chiaro) porta ad una scarsa attenzione nei confronti del gusto. E –ricordiamolo- un piatto, per potersi dire riuscito, deve innanzitutto essere buono.


Io: Bottura ha parlato, nel suo discorso a Identità Golose, di evoluzione della gastronomia grazie alle contaminazioni e di cucina contemporanea che verrà solo digerita nel futuro.
Come vi ponete nei confronti di tradizione e innovazione? Quali, secondo voi, sono le nuove avanguardie gastronomiche?

Virginia:
Personalmente ritengo che in Italia la cucina contemporanea non verrà mai digerita e che il Belpaese rimarrà perennemente legato alla “cofana” di pasta in stile Albertone.
Per quanto riguarda il rapporto tra tradizione e innovazione, credo non possa esistere la seconda senza la prima e che tutta l’alta cucina italiana si sia mossa sulla base di questo assunto.
Le nuove avanguardie gastronomiche in Italia le vedo tutte rivolte in questo senso, attente cioè a riproporre piatti radicati nella tradizione alleggeriti, rivisitati in maniera più consona al tenore di vita moderno anche sulla base delle nuove tecniche di cottura.


Io: Sempre più spesso i foddies, nuovo target gastrofanatico, s’informano sempre di più online.
Quali sono secondo voi le prospettive per l’informazione cartacea e professionista quando la concorrenza di blogger chef/critici si fa sempre più compatta e affidabile?

Virginia:
Sinceramente credo che il cartaceo non morirà mai. Ed è proprio la schiera dei blogger a dimostrarlo. Al di là del feticismo della carta (l’attaccamento a libri e riviste è, sempre crescente, all’ordine del giorno) si ha spesso la tendenza a voler “cartificare” (che forse è un certificare?) il proprio lavoro tramite la crescente proposizione di volumetti in pdf. La stampa crea una maggiore intimità con la materia che probabilmente il filtro dello schermo non riuscirà mai a rendere.


Io: che oramai il cibo non sia più un semplice nutrirsi è chiaro.
Cos’è per te?

Virginia:
Credo che per me il cibo sia innanzitutto piacere. Piacere intellettuale e piacere sensoriale. E questo vale tanto per l’alta gastronomia quanto per le piccole-grandi scoperte in cucina di tutti i giorni.

Io: il vero gusto, secondo te, sta nella semplicità?

Virginia:
Non so, forse più che nella semplicità sta nell’essenzialità. Nel senso che l’equilibrio di un piatto, a mio avviso, ruota attorno all’intimo legame tra una serie di ingredienti che devono essere perciò ben ponderati, senza eccessi né difetti (solo il necessario, appunto). Tutto deve risuonare armonicamente senza prevaricazioni né stonature, come ad un concerto (credo ci siano grosse analogie tra cucina e musica*).

Io: Quando la semplicità diventa lusso?

Virginia:
Beh, quando il “giochino” di cui sopra funziona e, uscito dal ristorante, ti chiedi se sei appena stato alla Scala…


*A tal proposito, qualche tempo fa, mi ero divertita a segnalare il seguente stralcio:


“Raggiungere il corretto equilibrio tra i contrasti, interessando e stimolando in maniera corretta tutte le aree della retina. Tutte nello stesso istante.
Questo, per me, significa avere raggiunto l’obbiettivo principale del mio lavoro. Quando dipingo, immagino l’occhio come un coro in cui tutte le voci, stimolate come si deve, devono produrre una melodia e anche un’armonia.
Dove le vibrazioni seguano un andamento coerente, con pause e cadenze equilibrate, perfette nel ritmo, senza prevaricazioni. Questo non significa certo senza prevalenze.
Anche in un coro c’è una voce che prevale. Ma non prevarica.
Fateci caso ascoltando un disco. Magari un gospel.”



Perché ci sembra tutto così ovvio? Chi è che parla? Forse Monet?
E se vi dicessi che ho sostituito il termine "palato" con "retina"/"occhio" e "cucinare" con "dipingere"? Diventerebbe tutto una buffonata? Sapere che è stata scritta da un cuoco (Davide Oldani) ne riduce forse il valore, la fondatezza?

Ho incontrato un altro Goloso...


Si! Di nuovo!
La tre giorni ad Identità Golose mi ha così stordita che ancora sono in giro a cercare storie sul congresso.
Un altro racconto estremamente vicino a quello che vorrei essere in grado di fare io?!






"Non sono abituata a vedere gli uomini.
Non sono abituata a vedere i cuori, le rughe sotto gli occhi, le espressioni innamorate di chi parla della propria materia.
Non sono abituata a vedere i cervelli.
Non sono abituata a vedere chi sa mettere in un angolo la tecnica.
Non sono abituata a vedere la passione.
Non sono abituata a vedere la cultura e la riflessione.

No, io non sono abituata."


Questa è stata l'esperienza di Spilucchino e vi assicuro che è tutta da seguire?!

Adoro la foto del braccialetto ( un pass per il paese dei balocchi )
Da brava maniaca terrò i miei braccialettini ( io l'avevo rosa, giallo e rosso )
in una scatoletta di latta per i prossimi 50 anni
e ogni volta che l'aprirò sarà come tornare li per un momento.
Sentirò un profumo.
Ricorderò un volto.
Ripeterò una parola.
Sorrido
al pensiero che possa essere evoluzione...

22 febbraio 2010

...sadismo?

ho visto fotografati pranzi di ospedale...
hanno immortalato ultimi pasti di condananti a morte...
hanno filmato persone che hanno mangiato al fast-food fino a farsi scoppiare il fegato...
adesso una maestra si immola per tutelare i bambini...

la foto gallery di "Mrs Q.: operazione mensa"

Frugando tra le news...

...ho trovato una notizia interessante e che nella tiritera della vita quotidiana avevo smarrito.
Vengo a scoprire che Ferran Adrià non solo chiude fra un paio d'anni ma per di più non riapre e creerà un centro culturale per cuochi!?
Una mossa incredibile che non fa altro che convincermi sempre di più che la gastronomia è una discplina artistica al pari di sucltura, cinema, musica...

Licia Granello su Repubblica.it

Ma vista la velocità delle idee di Adrià chissà, magari poi fra quattro anni arriva conu parco tematico con tanto di attrazioni e viaggio in canoa...

16 febbraio 2010

Domanda&Risposta con uvAromatica

Ho chiesto prima a Silvana se poteva spiegarmi il perchè del suo blog e non trovando il coraggio di rimettervi mano vi riporto le sue parole pare pare:

UvAromatica è un blog trasversale tra i temi 'food' e' wine'. Vuole essere il racconto di una vita e di una professione e i temi trattati variano molto, da come si vive la selezione e la vendita di vino in enoteca, al racconto di degustazioni e di incontri con i produttori, dalla presentazione e descrizione di prodotti vitivinicoli, a piccoli reportage da ristoranti e cucine, fino alle ricette personali o reinterpretazioni di cuochi e professionisti. Tutto questo con competenza professionale in tema vino e appassionata semplicità in tema cucina, nel tentativo di tradurre un mondo del vino spesso chiuso su sé stesso, in termini fruibili per tutti gli amanti della buona tavola. I contenuti sono redatti e aggiornati da Silvana Sarti, esperta enotecaria di professione che opera nel torinese, Sommelier e Degustatore Ufficiale Ais, appassionata di buona tavola e viaggi enogastronomici con l'hobby della cucina e il pallino del foodblogging.

...e ora il Domanda&Risposta:

Io: Pensi che la fonte non “istituzionale” nel mondo dell’enogastronomia ( siti e blog amatoriali ) risulti più affidabile al fruitore?
Forse perché non viene percepita come un fidato passaparola fra amici?


Silvana: “Penso che in questo modo ci sia maggiore condivisibilità, cioè: se la ricetta o il consiglio enogastronomico non cadono dall’alto di una professionalità irraggiungibile, ma vengono da chi semplicemente è un appassionato come tanti, tutti ci si possano riconoscere e decidere se fidarsi o meno”.


Io: Sembra crescere il pensiero per cui la cucina possa essere chiamata arte, io sono pienamente d’accordo e già da tempo; cosa, secondo te, ha dato il via al passaggio da nutrirsi a Mangiare?
Pensi che la diffusione di questo tipo di siti partecipi alla costruzione di questa?


Silvana: “Sicuramente alla base di questa evoluzione ci sono tanti fattori, dal semplice benessere economico che ha tolto alla tavola il ruolo di riempi-pancia, alla naturale tendenza umana verso il miglioramento, l’ambizione e la ricerca del piacere. In questo senso certamente la cucina è anche arte, ma devo dire in proposito che non mi piacciono certi eccessi (ce ne sono molti sia nella ristorazione che in campo vitivinicolo) di protagonismo di alcuni personaggi. Per conto mio ogni artista davvero grande sa essere anche modesto e defilato.
Per quel che riguarda i siti e i blog di cucina, certamente alcuni sono molto belli, esteticamente curati ed accattivanti, ricchi di foto veramente artistiche. Ma il miglior ruolo che possono svolgere è quello di informare, sulle materie prime ad esempio, sulle tecniche di cucina, sulle tecniche di degustazione, su eventi e novità che meritano diffusione. Per questo è necessario soprattutto scrivere bene, con proprietà di linguaggio e senza cedere a tendenze sbrigative e semplicistiche che impoveriscono i contenuti”.

Io: Nel tuo blog, e nella vita, dai molta importanza al vino. Pensi che gastronomia e vino sia due mondi destinati a convivere?
Credo che sia meglio riformulare la domanda : ‘nel tuo blog e nella tua professione dai molto rilievo al tema vino’. Pensi che gastronomia e vino siano due mondi destinati a convivere?


Silvana: “Si certamente, direi che quasi non esistono uno senza l’altro. Storicamente è così. Oggi come oggi, anche se si è molto diffuso un certo ‘sapere’ sul vino, difficilmente le persone sanno creare un giusto abbinamento cibo-vino a tavola o scegliere un vino adatto ad una determinata occasione. Siamo molto più informati in materia cibo, dove azzardiamo molto più facilmente accostamenti interessanti e innovativi, ma sul vino c’è spesso un certo timore di sbagliare o peggio una certa ritrosia ad uscire dai soliti scontati dettami. Il mondo del vino può e deve ancora fare molto in ambito ‘comunicazione’”..

Io: Vista la tua professione nel mondo del vino consigliaci un abbinamento carne-vino bianco ( anche se il mito del “solo il rosso con la carne” è difficile da abbandoanre per molti ).

Silvana: “Facile, mi basta dire che, senza scendere nei dettagli, quasi tutti gli spumanti metodo classico sono adatti a molti piatti di carne, anche i più succulenti ed elaborati. Scegliete una bollicina che abbia eleganza e pienezza, carattere e frivolezza, e non resterete delusi. Da bandire assolutamente invece il vecchio abbinamento dello spumante brut sui dessert”

Ho incontrato uvAromatica

Mi sono fermata a conoscere un po' meglio uvAromatica.
Lei si chiama Silvana ed è acino di un ricco grappolo (adoro la metafora sull'uva con cui è costruito il blog).
Ho trovato tanto vino, tante ricette, tante curiosità ma soprattutto tanta famiglia.
E io sulla famiglia in cucina non riesco a sorvolare.
Perchè la cucina è tanto, ma tanto, amore.
Perchè non c'è cura e premura più profonda del prepare da mangiare per qualcuno.
Quindi questa settimana vi presento:

uvAromatica

Ah...La famiglia!?

Navigavo spensierata finchè ho incontrato un sentimento familiare e famigliare.
Ho incontrato un padre, una figlia e una "competizione" che conosco bene.
Ho trovato una ricetta calda e morbida come un bel pranzo in famiglia.
Ho assaporato il risotto alla pilota di uvAromatica.
Navigavo nella rete e mi sono commossa.

Il Risotto alla Pilota di uvAromatica

15 febbraio 2010

Aperitiviamo?

Se giovedì pomeriggio/sera siete in zona Ostiense, sono lieta di avvertirvi di un aperitivo-lettura-esposizione-degustazione interessante per i gastro-appassionati romani.

Vi sollecito a partecipare anche per l'occasione di conoscere personalmente Maite, Marie e Maurizio ( che a questo punto immagino sia il famigerato " il Fotografo ").
Questo il link al sito Antù, che ospita l'iniziativa e da tutte le informazioni utili:



Antù

12 febbraio 2010

Giocare in cucina...

Non bisogna per forza lanciarsi ai fornelli per giocare in cucina;
neppure se state preparando una macedonia, dove i fornelli non servono.
Non bisogna per forza essere in cucina.
Basta una connessione e, oggi come oggi, il cielo ne è pieno.
Basta visitare:

Giochi di cucina

e il gioco (hi hi hi!) è fatto.
Più che fatto linkato.
Tanti giochini culinari online.
Io personalmente adoro decorare le cupcake.

Buon divertimento

11 febbraio 2010

Visto che l'ho citato nella micro intervista a Maite
ecco il discorso di Massimo Bottura.

3 domande a Calycanthus

Mi fermo per conoscere meglio Calycanthus ed incontro Maite.
E' gentilissima.
Da piccola voleva fare la fioraia e la cosa mi strappa un sorriso allegro.
Anima il sito insieme all'amica d'infanzia Marie.
Non so bene che chiederle, è meglio non pensarci troppo.
Le faccio le prime tre domande che mi sono venute in mente.
Maite risponde cortese.

Ecco Domana&Risposta

Io: Tecnica, creatività, artigianalità ed emozione da sempre sono pilastri dell’alta cucina ma solo negli ultimi anni si riesce a riconosce l’alta ristorazione come arte.
Per voi è merito degli chef che sono diventati grandi comunicatori o di un mutato senso comune nei confronti della gastronomia?


Maite: Tutte e due le cose. Da una parte, in un contesto culturale in cui i “fatti di comunicazione” hanno assunto un peso sempre maggiore, i cuochi hanno saputo interpretare un ruolo “divistico” che li ha resi i depositari di un sapere iniziatico assolutamente lontano dalle possibilità culinarie dei semplici mortali. Dall’altra il mangiare, il trattare la materia, il cucinare sono un’esperienza universale che definisce assieme ad altre il fatto stesso di essere umani. L’appeal che la gastronomia è riuscita a conquistarsi in questi anni è probabilmente all’incrocio di questi due aspetti: è un ritorno alla materialità universale del nostro vivere umano e quotidiano, quindi in qualche misura alla concretezza del fare (che include l’artigianalità ma anche la tecnica e la stessa creatività) e il surplus di valore artistico che la ricerca incessante di alcune grandi personalità ha regalato ai fatti gastronomici. Credo, in effetti, che ci siano ragioni piuttosto complesse nel fenomeno contemporaneo a cui assistiamo, ma è anche bene non dimenticare che il passato ha conosciuto grandi cuochi divi, la cui fama è arrivata fino a noi ben oltre il tempo “stretto” della cronaca mediatica.


Io: Bottura ha parlato, nel suo discorso a Ideniità Golose, di evoluzione della gastronomia grazie alle contaminazioni e di cucina contemporanea che verrà solo digerita nel futuro.
Come vi ponete nei confronti di tradizione e innnovazione? Quali, secondo voi, sono le nuove avanguardie gastronomiche?


Maite: Non so se sono in grado di esprimermi su quali siano le avanguardie gastronomiche maggiormente significative e sulla loro digeribilità futura. Quello che posso dire con più agio è ciò che mi colpisce e quello che nel mio /nostro piccolo cerchiamo di praticare. La cucina è fatta di materie e di tecniche, la libertà nell’associare questi due ingredienti deve avere come obbligo la ricerca e la rispondenza al senso. Deve cioè avere senso. Capita di leggere ricette, o di mangiare piatti, o ancora di ascoltare parole in cui non si riesce a rispondere a un “perché”: perché quell’ingrediente associato al tal altro? Perché quella consistenza? Perché l’inversione di un’associazione tradizionale e consolidata? In genere, almeno questa è la mia esperienza, quando domande così si arriva a formularle è già un brutto segno. Al contrario quando una ricetta, un piatto, un discorso gastronomico funzionano, funzionano pienamente, soddisfano pienamente il senso, in primo luogo in bocca. I grandi cuochi, Bottura in primis, sono in fondo semplici e molto, molto sensati, qui sta la loro magia o se si preferisce la loro arte. Anche perché dal mio punto di vista la semplice sovversione del gusto tradizionale, vale a dire l’innovazione che giustifica se stessa a partire da se stessa (qualcosa come: innovare per innovare) non è abbastanza, non trova cioè il suo senso, il suo significato pieno.


Io: Sempre più spesso i foodies, nuovo target gastrofanatico, s' informa online.
Quali sono, secondo voi, le prospettive per l’informazione cartacea e professionista quando la concorrenza di blogger chef/critici si fa sempre più seguita e affidabile?


Maite: Credo che ognuno debba fare il suo mestiere. Questo non vuol dire registrare una divaricazione tra professionalità (dell’informazione cartacea e/o professionista) e un’amatorialità (dei blogger e del web) ma semplicemente tenere conto del fatto che ogni medium ha la sua specificità. Da un blog ci si aspetta una comunicazione filtrata dall’esperienza personale, che passi cioè attraverso la soggettività di chi lo scrive e lo firma. Poi certo contano, e contano enormemente, l’affidabilità e l’originalità dei contenuti, l’indipendenza che è un valore assoluto nel caso dei blog e in generale della comunicazione via web. Tanto più che il terreno dell’interazione tra chi il blog lo fa e chi lo legge (ma anche e sempre di più degli utenti tra loro) è estremamente diretto
L’informazione cartacea, a mio avviso, vive un momento di confusione. Mi sembra, soprattutto in Italia, in grave crisi di identità. Ma non sono convinta che ci sia necessariamente e soltanto un destino di concorrenza e competizione diretta tra i due “universi”. Forse, e penso al caso di alcune riviste straniere, un’integrazione tra lo schermo e la carta è possibile, certo va studiata con cura.

...e con una mi fermo a chiacchierare!


La Cucina di Calycanthus

Passegiavo sui fili della rete alla ricerca di qualche informazione non "istituzionale" su Identità Golose e
ho incontrato " La Cucina di Calycanthus ".
Anche la loro,
come la mia,
è una prima volta.
Parole impressionate,
come sarebbero le mie se riuscissi a scriverle.

La cucina di Calycanthus a Identità Golose

Aperto il post mi si sono spalancate le porte si un sito elegante e affascinante.
Sono due ragazze dietro la home de La Cucina di Calycanthus: Maite & Marie.
Due vite raccontate in poche righe,
la netta impressione di leggere la trama di un film di produzione europea.
Un punto di vista artistico sul mondo della gastronomia tout-autour
(per dare il tocco internazioanle che meritano, sperando che sia corretto).
Un sito delicato tutto da scoprire.
Mille ricette. Mille favole.
Il modo giusto per passare spesso una mezz'oretta.
Il diario giusto per viaggiare in cucina con la guida giusta.
Sentimenti raccontati in cucina.

sono circondata da Identità Golose...

Ho avuto un'avventura incredibile un paio di settimane fa.
Un'avventura milanese.
E' stato emozionante.
E' stato commovente.
Due settimane fa sono inciampata in Identità Golose.
E sarei rimasta stesa faccia a terra volentieri.
Ho alzato la testa e mi sono trovata circondata da grandi chef, professionisti della carta stampata, mille assaggini e indaffarate PR.
Mi sentivo nessuno in mezzo a tanti.
Poi qualcuno ha impugnato il microfono e mi sono rincuorata.
Ho capito che non serve il nome per parlare di cucina.
Ho aperto la bocca e ho capito cosa vuol dire nutrire la mente.
Ho iniziato ad assaggiare.
E io so che la buona cucina è Arte.

10 febbraio 2010

La piccola G. e il gioco del sabato

…finalmente sabato.

La piccola G. scende dalla corriera che la riporta a casa dopo la mattinata di scuola e il rituale che l’accompagna è sempre lo stesso: scioglie i capelli che per cinque ore di lezione sono stati legati in un rigidissima coda di cavallo e corre sulla strada di ghiaia per arrivare il prima possibile.
Attraversa in diagonale il grande prato che fronteggia il casale giallo, attraversa l’orto, azzarda una curva a sinistra, è di nuovo sul selciato e supera il grande cancello di ferro battuto.
Saluta R., il cane che protegge l’aia e poi tre piani di scale di corsa.
Arrivata sul pianerottolo di casa indugia.
Sente l’aria uscire dalle finestre carica di aromi e impercettibilmente unta.
Temporeggia ancora un attimo cercando di decifrare tutti gli indizi che le si insinuano nel naso.
E’ il suo momento preferito del sabato.
Il gioco dell’”indovina cosa c’è per pranzo”. E’ un attimo cruciale che decide l’ umore del pomeriggio. Una, seppur corposa, minestra, ma purtroppo con un inequivocabile aspetto ospedaliero, rabbuia un qualsiasi pomeriggio di sole
per la piccola G. non c’è nulla di peggio.
Ferma sulla soglia riflette, e si sente sulla giusta strada. Riordina le scie odorose che la investono:
sicuramente qualcosa è fritto, il profumo è inconfondibile, è uno dei suoi preferiti e le si è attaccato addosso talmente tante volte che non lo potrebbe confondere mai;
c’è del sugo crudo, ma cotto, C., sua mamma, lo prepara sempre alla stessa maniera: frulla i pomodori facendoli diventare quasi una spuma montata, di un anacronistico color rosa salmone, e poi ci annega verdissime foglie di basilico appena raccolte dalla pianta;
uovo sodo, che G. odia se presentatole da solo per via del color a suo avviso malsano del tuorlo cotto, ma di cui apprezza l’odore deciso e chiaro. Per G. l’uovo sodo è un duro, uno di quelli che come si dice “ sa il fatto suo”, ed uno così è sempre meglio averlo come amico,peò sempre tornare utile.
Tutti questi profumi amplificati dal caldo.
Nella testa di G. inizia a farsi spazio qualche intuizione.
Ma non basta e continua a ragionare, odia le aspettative tradite.
E’ qualcosa cotto in forno, sicuramente ha quella crosticina che in famiglia ci si deve sempre litigare.
Un’idea di cosa potrebbe trovare sulla tavola G. se la sta facendo.
Decide di fare un ultimo check per avere tutte le conferme che le servono.
Decide di fare il controllo natura. La stagionalità è d’obbligo in casa O; a tavola non è mai stata servita una pesca a dicembre o un fico prima di settembre. Ma l’aria è asciutta e calda, il sole sorge presto e dura a lungo. in questi giorni ha tenuto sotto controllo l’orto e sa che i peperoni si sono colorati, i rami sono piegati dal peso dei grappoli di pomodori e le zucchine sono spuntate da dietro il loro fiore.
Sicuramente le melanzane avranno preso quel tono di viola che le rende così affascinanti.
A questo punto G. entra in casa sicura di avere la risposta esatta:
è maestosa con tutta la sua gratinatura che nasconde morbidi strati sapientemente infarinati e fritti, il sugo al pomodoro che sa e manifesta tutta l’estate che l’ha fatto maturare, la mozzarella che si è sciolta e fa i fili come piace ai bambini, quella polvere d’uovo che si fa crema e la fetta di prosciutto a chiudere il modulo della formazione.
Per G. oramai è idealizzata, non ha mai mangiato niente che si possa anche solo paragonare all’incredibile scioglievolezza che si sente sulla lingua, sul palato, sulle guancie quando la si mangia; un boccone è un’esperienza che pochi piatti possono vantarsi di dare. Probabilmente è in tavola da mezz’ora perché il trucco è farla riposare per una mezz’ oretta quando esce dal forno, così che tutta la composizione si stabilizzi, il calore si dipani e lasci ad ogni ingrediente il suo momento e ad ogni sapore il giusto spessore.
E’ la parmigiana di melanzane di mammà la prelibatezza che l’aspetta per pranzo. “Alla terrona” la chiama affettuosamente con le sue sorelle, F. e A..
Piena di gioia G. entra in casa, si toglie di dosso le zavorre scolastiche e via veloce a lavare le
mani .
sa che tutti la stanno aspettando. L ’acquolina le ha già attivato lo stomaco.
Sente gli spasmi e la gioia di quietarli con la parmigiana è indomabile .
G. adora il pranzo del sabato.
Il pranzo del sabato è l’unica occasione in cui tutta la famiglia O. si ritrova unita. E lo fa in maniera rituale.
G., siede a capotavola, alla sua destra An., il capofamiglia, a sinistra nell’ordine F. la primogenita e A., la mezzana; C. ,la mamma, si siede accanto al marito.
An. Dice –“Buon Appetito”-.
Le sue ragazze rispondono –“Buon Appetito”-.

Mi presento...

Ciao a tutti, sono Giulia.

Sono Giulia e mangio da sempre, cucino da un po' meno di sempre.

Negli ultimi anni i migliori spunti non li ho presi dalle patinate riviste o dagli spessi e impolverati ricettari ( fantastici però per i classici ) ma dai mille blog di cucina che incontro in rete.

Mi piacciono e adoro l'idea che dietro quelle pagine web ci siano dei miei "pari", con una sincera passione per la cucina, esattamente come la mia.

Ho deciso così di rendervi partecipi delle mie navigazioni, sperando di presentarvi punti di vista nuovi e interessanti.